272-Come un pittore

scritto da Iviola
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Autore del testo Iviola

Testo: 272-Come un pittore
di Iviola

La musica correva nella sua mente. Cosetta non riusciva a togliersela dalla testa, una canzone così dozzinale, primitiva, sciocca. E però era lì, fissa, da quando poi… Da quando?
Il corridoio del museo era invece perfettamente silenzioso, come sempre sono i musei, il suo luogo del cuore. Cosetta passeggiava, ventenne, tra le sale, senza fare molto caso agli altri, ma affondando se stessa nelle opere, come gli scenari disegnati a gessetto in Mary Poppins. Era prima in un oceano cupo e turbolento, sulla zattera con i disperati e i cadaveri, nell’immensità della disperazione; poi era Maria che stretta sul suo lettuccio guardava con timore il giovane bellissimo di luce e il candido giglio che gli porgeva. Gli veniva più difficile con gli astratti, anche se Mirò, forse grazie all’allegria che gli trasmetteva, e Mondrian – quel rigore così pulito, come fosse l’iperuranio platonico – l’accoglievano senza troppa fatica.
Cosetta amava i musei, le sembrava di essere ospite nella mente e nell’immaginazione degli artisti ad ogni visita. Si era fatta un abbonamento annuale e almeno una volta alla settimana tornava a fare un giro, sbirciava le opere e le salutava come conversazioni interrotte all’una di notte con amici del cuore. Soffriva di afantasia, lei. Una condizione bizzarra del cervello: non riusciva a figurarsi i pensieri come immagini nella testa. Se qualcuno le diceva: immagina un cane giallo con un cappello rosa, per lei non nasceva nulla nel cervello, rimaneva una bozza sbiadita e informe a matita di qualcosa con quattro zampe (cavallo? struzzo? che roba è?) che poi svaniva appena smetteva di concentrarsi. Era una fatica immane. Disegnare a scuola era stato un dramma: senza un modello di fronte, non riusciva. Ecco perché Ragioneria le aveva fatto tirare un sospiro di sollievo: niente immaginazione, niente fatica e lacrime. Solo numeri, ogni tanto qualche complicato pensiero sulle formule matematiche, ma niente di creativo nel cranio. 
E però, fin da bambina, rimaneva incantata di fronte alla capacità dell’artista e dei compagni di tirare fuori dal cilindro tante elaborate visioni. Castelli in aria che lei osservava e beveva con la sete di un naufrago su un’isoletta arida che si disseta solo di rara acqua piovana.
La prima volta che li portarono a un museo, mentre gli altri erano annoiati e rumorosi, in preda a scherzi scemi e battute volgari, lei ammutolì. Certo, aveva visto riproduzioni d’opere nei suoi libri a casa, sul computer e anche le illustrazioni dei suoi libri, ma un quadro vero era un’altra cosa. Ci si leggeva la fatica e il lungo processo di creazione dell’artista, il tempo trascorso, l’immaginazione galoppante che li aveva portati a dover buttare su una tela tutto quel bendidio colorato. 
Si era bevuta tutto quanto, tutto. Al suo compleanno chiese solo una cosa: tornarci. I suoi l’accontentarono per un paio di volte, poi stanchi le regalarono un enorme catalogo illustrato – meglio di niente – e poi, appena possibile, un abbonamento annuale. Così, da che aveva sedici anni, Cosetta entrava al museo, grata a quella scoperta, entrava nei quadri e si abbeverava alla bellezza delle opere. La cosa bella, se essere afantasica lo fosse mai stato, è che non potendole ricordare, quando ritornava era come ripassarle tutte da capo: ne conosceva il generale, ma ogni volta scordava qualche particolare ed era come rivedere il viso amato di un ragazzo mai visto prima.
E ora quella canzone cretina… Colpa di Giulietta, che non veniva mai con lei al museo. Parlava di ragazzi e musica, solo di quello. Nella sua stanza, la sua playlist su Spotify, avevano sentito almeno venti volte quel brano, Come un pittore. Non le piaceva, ma le provocava brividi involontari, e ovviamente non la capiva. Sì, lei come un pittore.
‘Per le tempeste non ho il colore’
Cosetta si fermò di fronte a Giorgione La tempesta. Ecco il colore della tempesta! E quella donna, nuda, l’uomo che la guarda, forse la protegge…
‘Bianco come le sue stelle, con le sfumature gialle’
‘L'aria puoi solo respirarla’
E l’elettricità, fra poco entrambi saranno fradici, c’è un fulmine giallo, bianco, tutto sta per precipitare e loro sono lì, impassibili…
Cosetta non era davvero sicura, c’era qualcosa… L’irritazione interiore aveva una sfumatura nuova, si sentiva… com’era quel pezzo?
‘Azzurro come te, come il cielo e il mare
Giallo come luce del sole’
Gli occhi, se lo ricorda, gli occhi disegnati come una bambina piccola farebbe: un cerchio largo, azzurro che si apre su un tondo rosato. Così difficile… Il volto, il volto può vederlo quasi. C’è della luce, come il volto dell’angelo di Rossetti: è ancora in ombra, sta per voltarsi, è luminoso come un piccolo sole… 
'Adesso un po' di blu, come la notte
Bianco come le sue stelle, con le sfumature gialle
L'aria puoi solo respirarla'
Continuava a stringere così forte il pensiero che quasi non si accorse della tappa successiva. Uno dei suoi astratti preferiti, Mirò.
Quando gli fu di fronte, la figura nera e netta, come l’avrebbe disegnata lei. Un piccolo cuore rosso nel centro, immerso e cadente nel blu intenso con le stelle gialle e fiammegganti intorno. Icaro era lei, senza le ali della fantasia, ma in caduta costante, dentro un sentimento che cercava di afferrare, come il volto di quel ragazzo, quello che l’aspettava fuori dal portone, finite le lezioni…
Icaro cadeva per sempre e lei cadeva, dentro a quel singolo ricordo che faticava a rimettere insieme. Lui, l’angelo e lei che gli cadeva di dentro, nella luce e nei colori della sua personalità. 
Cosetta sentì il fiato che si mozzava, di fronte al quadro e nel silenzio totale del museo. Lei, lei…il suo angelo? Ma come si chiamava, poi?
‘Rosso come le, le cose che mi fai provare’



La zattera della Medusa, T. Gericault
Ecce Ancilla, D.G. Rossetti
Composition A, P. Mondrian
Mary Poppins, scena dei gessetti di Bert
Icaro, J. Mirò
Come un pittore, Modà




Azzurro come te, come il cielo e il mare

Giallo come luce del sole
Rosso come le, le cose che mi fai provare

Disegno l'erba, verde come la speranza, come frutta ancora acerba
Adesso un po' di blu, come la notte
Bianco come le sue stelle, con le sfumature gialle
L'aria puoi solo respirarla 

Per le tempeste non ho il colore
Con quel che resta disegno un fiore
Ora che è estate, ora che è amore 

272-Come un pittore testo di Iviola
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